Si parla di Roma e Londra, Alemanno, Boris Johnson e Michele Santoro.
Politica Interna
Eletto Alemanno. Nonostante il ‘vantaggio’ del primo turno, Rutelli non e’ riuscito a completare l’opera, perdendo pesantemente al secondo turno, accumulando un distacco di circa 7 punti dal candidato del centrodestra (fonte: Repubblica). Fra le ragioni di questa sconfitta potremmo elencare un candidato debole (indicativo il dato che assegna a Zingaretti 60.000 preferenze in piu’ di Rutelli), una scarsa affluenza alle urne in una citta’ tendenzialmente di destra, e forse la fisiologica chiusura di un ciclo durato 15 anni e quattro mandati. Piuttosto che su un’analisi del voto pero’ vogliamo concentrarci sull’insediamento e le prime mosse di Alemanno.
Pur con le dovute riserve – “non e’ la prima priorita’ “ ed accennando ad un referendum – Alemanno ha resuscitato il tema della teca dell’Ara Pacis. Commissionata da Rutelli, progettata da Richard Meier ed inaugurata da Veltroni, la teca e’ un perfetto esempio di come si possa utilizzare il patrimonio architettonico e culturale di una citta’ per fare politica. L’Ara Pacis Augustae fu riassemblata negli anni 30 per ordine di Mussolini, e posizionata presso piazza Augusto Imperatore sul lungotevere, protetta da una teca dell architetto Morpurgo. Non c’e’ da stupirsi che sia cara alla destra romana che ha da sempre visto la nuova teca come un tentativo di eliminare il fascismo da un’ideale narrativa cittadina: l’idea di trasferirla in periferia non puo’ dunque sorprendere piu di tanto.
Altra notizia che ha suscitato la curiosita’ dei media e’ quella di trasformare i vigili urbani – I famosi “pizzardoni” – in poliziotti veri e propri. Il Sole 24 Ore parla di “armi ai vigili urbani, dopo un periodo di addestramento, con la possibilita’ di fare obbiezione di coscienza”. Se da un lato sembrano prospettarsi scenari da tolleranza zero, dall’altro Alemanno rassicura il pubblico con una visita alle fosse ardeatine. Insomma, e’ troppo presto per tirare le somme: di sicuro c’e’ da essere curiosi.
Politica Estera
Eletto Johnson, via Ken. Dopo I disastrosi risultati delle amministrative, dove i laburisti sono stati ridotti a terzo partito nazionale con appena il 24% delle preferenze (contro il 25% dei liberaldemocratici ed il 44% dei conservatori), I conservatori completano la vittoria prendendo anche Londra, con circa 140.000 voti di vantaggio. Dopo due mandati come sindaco Ken Livingstone, l’uomo che ha sconfitto Margaret Thatcher e Tony Blair, lascia la carica di sindaco. Nel 2000 il New Labour aveva deciso che Ken era troppo ‘rosso’ e non lo aveva candidato: Ken ando’ alle elezioni come indipendente, vinse, ed una volta sindaco fu riammesso, trionfalmente, nel partito.
Boris Johnson invece viene da una carriera sia giornalistica che politica. Corrispondente da Bruxelles per il Telegraph, poi caporedattore dello Spectator, Johnson ha spesso avuto problemi nel tentare di bilanciare il suo impegno politico con i conservatori con i suoi articoli. Ricordiamo quando fu costretto a scusarsi con l’intera citta’ di Liverpool per aver accusato I suoi abitanti di vittimismo. La BBC offre un ottimo articolo che traccia la storia personale e professionale di Johnson: tra le varie cose si scopre che il nome Johnson e’ inventato di sana pianta dal nonno, che negli anni 20 cambio il suo nome da Osman Ali a Winfried Johnson.
E’ interessante notare come il tema della percezione della sicurezza sia centrale anche nelle elezioni londinesi. Il Guardian tenta un’analisi della sconfitta, evindenziando alcuni punti chiave. Si dice che Johnson e’ “addirittura piu’ populista di Livingstone”, si sostiene che il tracollo di Brown abbia trascinato giu’ anche Livingstone e si avanzano parecchie interesanti ipotesi. Tuttavia non si puo’ non evidenziare il pezzo di Polly Toynbee, battagliera editorialista del Guardian. Un’analisi pre elettorale del tutto schierata, con l’atteggiamento tipico di chi predica ai convertiti. Peccato che il Guardian sia un quotidiano nazionale e non il bisettimanale del Labour Party. Molto appropriato il commento di un utente, tale EvilTory, che scrive:
“Well, that should just about put the final nail in Ken’s coffin. Thanks, Polly.”
Il Paese di Pulcinella
Sul sito di Annozero, programma condotto dall’illuminatissimo dott. Santoro Michele, si parla di giudizi morali. In particolare si chiede come si debbano chiamare gli elettori che hanno scelto il PdL. Alla prima riga leggiamo:
Gli italiani che votano Berlusconi e la Lega sono dei cretini? Certamente no.
Si fanno enormi progressi. O almeno questa e’ l’impressione: ma poi ci si rammenta che il progresso e’ un’ illusione e che siamo condannati a ripetere gli stessi errori. Poche righe dopo, gli stessi elettori non vengono chiamati cretini ma
una larga fetta di italiani che non fa le file, non paga le tasse, coltiva l’intolleranza e il risentimento (come ha argomentato Barbara Spinelli sulla Stampa), ha una scettica sfiducia nei confronti dello Stato, non rispetta le regole, disprezza la legalità, non coltiva l’educazione civile…
A parte le argomentazioni (sic) di Barbara Spinelli, sulla cui eccellenza non e’ lecito aver dubbio, questo atteggiamento snob ed elitario, oltre che grossolanamente generalizzante, non puo’ che alienare preferenze. In altre parole, sembra di leggere un manuale, il cui titolo potrebbe essere “Come prendere 9 punti di distacco: una pratica guida alla sconfitta elettorale”.
Tommaso Giordani
tommaso.giordani@gmail.com






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